Cosa sappiamo del vaccino anti COVID di AstraZeneca?

Dopo lo stop delle settimane scorse, la strada per il vaccino di AstraZeneca continua a essere in salita.

A parte i problemi sulle forniture ai vari paesi Ue, tra cui il nostro, sul farmaco dell’azienda anglo-svedese i dubbi riguardano i modi con cui sono stati comunicati i dati dei trials, in alcuni casi con importanti omissioni, in altri con dati non aggiornati. EMA ha già chiarito che il vaccino è sicuro e i casi di trombosi cerebrale (quelli più gravi) sono stati così rari da non mettere in discussione la validità del farmaco. AstraZeneca è stato approvato in oltre cento paesi nel mondo, tra cui quelli Ue. Ma negli USA ancora temporeggiano.

Si va quindi avanti con le somministrazioni, come è giusto che sia, però è doveroso analizzare un po’ tutta la situazione e la comunicazione di AstraZeneca.

Prendo spunto da un articolo molto interessante pubblicato in questi giorni su Nature a firma di Smriti Mallapaty e Ewen Callaway

Qual è il ruolo del vaccino nella pandemia?

A differenza degli altri in circolazione (Pfizer e Moderna) quello di AstraZeneca non deve essere conservato a temperature molto basse e costa molto, molto meno: pochi euro a dose. Due caratteristiche che lo eleggono tra i preferiti da diffondere su larga scala, soprattutto nei paesi in via di sviluppo.

Più di 20 milioni di dosi sono state somministrate nei paesi dell’UE e nel Regno Unito, così come altre 27 milioni in India di una versione del vaccino nota come Covishield. Il vaccino viene anche consegnato attraverso lo schema COVAX a dozzine di paesi a basso e medio reddito: AstraZeneca ha promesso 170 milioni di dosi a COVAX e prevede di produrre complessivamente 3 miliardi di dosi entro la fine del 2021.

Quanto è efficace il vaccino?

Il 22 marzo, AstraZeneca ha dichiarato in un comunicato stampa che, secondo un’analisi preliminare svola in uno studio condotto u 32.449 adulti negli Stati Uniti, Perù e Cile  (interim analysis, vale a dire una valutazione dei dati che il promotore della ricerca svolge prima della presentazione finale dello studio) due dosi sono efficaci al 79% nel prevenire COVID-19. Nessun partecipante che ha ricevuto il vaccino è stato ricoverato in ospedale o è deceduto, anche se il 60% aveva condizioni preesistenti associate ad un aumentato rischio di malattie gravi, come il diabete o l’obesità. Nel complesso sono stati segnalati solo 141 casi di COVID-19, ma il comunicato non spiega chi di questi 141 abbia ricevuto il vaccino e chi no.

Il giorno seguente, il National Institutes of Allergy and Infectious Diseases (NIAID) degli Stati Uniti ha affermato che un comitato indipendente di monitoraggio della sicurezza dei dati (DSMB) che sovrintendeva allo studio temesse che queste informazioni fossero un po’ datate e fornissero quindi una visione incompleta dell’efficacia del vaccino. In una lettera ottenuta dal Washington Post, il DSMB ha dichiarato al NIAID di aver esortato l’azienda a comunicare un’efficacia del 69-74%, sulla base di dati più aggiornati. AstraZeneca si è difesa affermando che l’ efficacia del 79% era basata su un’analisi ad interim dei primi dati fino al 17 febbraio 2021 e che deve ancora pubblicare i risultati finali dello studio. Questi risultati, ha aggiunto la società, sarebbero “coerenti con l’analisi ad interim”.

Secondo altri esperti, come Topol, medico e direttore dello Scripps Research Translational Institute di La Jolla ( California), ci si aspetta che l’efficacia percentuale finale dello studio si manterrà tra il 60% e il 70%, in linea con gli studi precedenti condotti nel Regno Unito, Brasile e Sud Africa, che hanno coinvolto più di 20.000 partecipanti, e hanno riportato un’efficacia compresa tra il 60 e il 70%. Ma questi erano basati sui risultati aggregati di più studi con diversi regimi di dosaggio – studi che l’EMA ha descritto come “sub-ottimali”.

L’efficacia di Astrazeneca potrebbe quindi essere simile a quella del vaccino anti COVID-19 di Johnson & Johnson (66%), ma inferiore alle cifre per i vaccini di Pfizer e Moderna, entrambi con efficacia superiore al 90%.

Finora, non ci sono state prove di differenze in termini di efficacia e sicurezza in persone di diverse etnie. L’ultimo annuncio ha affermato che il 22% dei partecipanti allo studio erano ispanici, l’8% erano neri e il 4% erano nativi americani.

Quanto è sicuro il vaccino?

Questa è stata la domanda che ha tenuto con il fiato sospeso l’Europa nelle scorse settimane, quando più di 20 paesi hanno sospeso le somministrazioni dopo aver ricevuto segnalazioni sparse di problemi rari di coagulazione del sangue, soprattutto nelle donne di età pari o inferiore a 55 anni. Vaccino sospeso benché fosse stato approvato e distribuito a milioni di persone nel Regno Unito e l’OMS continuasse a raccomandarne l’uso, affermando che i benefici superavano i rischi.

Lo scorso 18 marzo, EMA ha dichiarato che il vaccino era sicuro e non era associato a un rischio più elevato di coagulazione del sangue, ma non poteva escludere un legame con i due episodi di trombosi rare che colpiscono il cervello (trombosi cerebrale dei seni venosi, CVST). EMA in effetti ha suggerito di indicare questi rischi nel bugiardino del prodotto.

Una spiegazione per i problemi di coagulazione

Con il rilascio dei dati dell’analisi preliminare, AstraZeneca ha anche affermato di non aver identificato alcun problema di sicurezza e di non aver trovato casi di  trombosi cerebrale dei seni venosi.  Ma altri ricercatori avvertono che la condizione potrebbe essere troppo rara – compare in una o due persone su un milione – per manifestarsi in uno studio che ha testato il vaccino solo su alcune decine di migliaia.

Secondo l‘agenzia Reuters, alcuni ricercatori in Germania e Norvegia, dove sono stati segnalati alcuni casi di trombosi in seguito alla vaccinazione, hanno ipotizzato che il vaccino potrebbe innescare una risposta immunitaria in cui il corpo produce anticorpi che potrebbero provocare coaguli di sangue e stanno studiando possibili trattamenti. La CVST, sebbene rara, è stata associata alla gravidanza e all’uso di contraccettivi orali. “Questa è una delle cose su cui indagheremo ulteriormente nel prossimo futuro”, ha affermato Sabine Straus, presidente del comitato per la sicurezza dell’EMA.  L’EMA intende anche indagare se coloro che hanno sviluppato la condizione fossero stati infettati in precedenza o al momento del vaccino con COVID-19, perché questa infezione, come ormai ben sappiamo, uò causare coaguli di sangue.

Quanto è efficace il vaccino nelle persone anziane?

I primi studi di AstraZeneca includevano un numero troppo basso di partecipanti di età superiore ai 55 anni per  determinare se il vaccino offrisse la stessa protezione per le persone. Per questa mancanza di prove alcuni paesi,  inclusa  l’Italia, non hanno approvato da subito il vaccino per le persone di età pari o superiore a 55 anni. Successivamente poi AIFA ha approvato l’uso senza limiti di età.

I dati dello studio ad interim di AstraZeneca suggeriscono che il vaccino è efficace all’80% nel prevenire il COVID-19 tra le persone di età pari o superiore a 65 anni, che costituivano il 20% dei partecipanti allo studio. Il comunicato stampa non afferma però quanti casi di COVID-19 sono stati trovati in questa coorte. Ann Falsey, medico specializzato in malattie infettive dell’Università di Rochester, a New York, che ha co-condotto lo studio di AstraZeneca, ha affermato che c’erano abbastanza infezioni nel gruppo di età più avanzata per consentire un confronto statisticamente significativo. Ma sarebbe stato più opportuno fornire dati precisi, gli “abbastanza” e altre valutazioni spannometriche per decidere la sicurezza di un vaccino dovrebbero essere banditi.

Qual è la tempistica ottimale delle dosi?

Le dosi da somministrare sono state un’altra ombra di questo vaccino. Già a novembre era stato rivelato come un sottogruppo di partecipanti che avevano ricevuto accidentalmente (sic!) meno vaccino nella prima dose, avevano meno probabilità di sviluppare COVID-19. Un’analisi successiva ha suggerito che la maggiore protezione non derivava da un errore di dosaggio, ma dal tempo più lungo tra le dosi. I primi studi erano stati originariamente progettati per un regime a una dose, ma i ricercatori hanno deciso di aggiungere un richiamo dopo che i dati hanno dimostrato che una singola dose non produce una risposta immunitaria abbastanza forte. Hanno provato una serie di intervalli tra le dosi, da 4 a 12 settimane. I risultati dell’analisi preliminare di AstraZeneca  presentati nei giorni scorsi non aiutano a chiarire le idee su come su ottimizzare il dosaggio, perché a tutti i partecipanti sono state somministrate due dosi a distanza di quattro settimane. Falsey afferma che un intervallo più lungo indurrebbe probabilmente una risposta immunitaria più forte, ma un intervallo più breve è più pratico nel mezzo di una pandemia. L’OMS raccomanda un intervallo da 8 a 12 settimane. Anche qui, la poca chiarezza contribuisce a confondere le idee su questo vaccino, ma dobbiamo anche renderci conto che lo stiamo sperimentando adesso e che ci vuole tempo per avere certezze.

Quando arriverà il vaccino negli Stati Uniti?

AstraZeneca ha in programma di presentare domanda per l’autorizzazione all’uso di emergenza presso la Food and Drug Administration (FDA) nelle prossime settimane e spera di ottenere l’approvazione ad aprile.

A differenza di altri regolatori, la FDA utilizza i dati grezzi della sperimentazione per condurre la propria analisi.

Non è chiaro se il vaccino sarà ampiamente diffuso negli Stati Uniti, dove si stanno somministrando i vaccini di Pfizer, Moderna e Johnson & Johnson. Ma i ricercatori temono che la confusione sull’efficacia del vaccino AstraZeneca possa intaccare la somministrazione a livello globale.

Come si comporta il vaccino Oxford – AstraZeneca contro le varianti?

Secondo gli studi finora disponibili, il vaccino di AstraZeneca è efficace contro variante B.1.1.7, rilevata per la prima volta nel Regno Unito, ma è meno efficace contro la B.1.351, rilevata per la prima volta in Sud Africa. Il Sudafrica ha sospeso la diffusione del vaccino AstraZeneca, ma l’OMS ne raccomanda ancora l’uso nelle regioni in cui circolano varianti preoccupanti.

A breve AstraZeneca inizierà le sperimentazioni sui vaccini di prossima generazione che funzioneranno contro tutte le attuali varianti SARS-CoV-2, e si spera siano disponibili per la fine di quest’anno.

 

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